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Ramana Maharshi

Percorsi affini

Ramana Maharshi è stato uno dei più grandi Santi e promotori dell'Advaita Vedanta, la via della non dualità. Egli si illuminò indagando sul Sè, sul Chi sono io?
Dalla sua realizazione iniziò ad insegnare come ricercare quel "CHI" che non è l'io, ma il solo Sè senza forma.
Di seguito riporto un suo breve video e un suo discorso

Upadesha Saram – L’essenza dell'insegnamento (Ramana Maharshi)


1. L'azione produce frutti secondo l'ordine di Dio. Poiché in se stessa è inanimata, l'azione non può essere Dio.

2. I frutti delle azioni scompaiono, lasciando dei semi che gettano in un oceano di altre azioni. L'azione dunque non porta alla liberazione.

3. Ma le azioni offerte a Dio senza attaccamento per i loro frutti purificano la mente e indicano la via che porta alla liberazione.

4. Gli atti di adorazione, la ripetizione del nome di Dio e la meditazione, compiuti rispettivamente dal corpo, dalla voce e dalla mente, sono ciascuno migliore del precedente, nell'ordine indicato.

5. Riconoscere e adorare l'ottuplice universo come manifestazione di Dio è la migliore forma di adorazione.

6. La ripetizione ad alta voce del nome di Dio è migliore del canto delle Sue lodi. La ripetizione a bassa voce è ancora migliore. Ed ancora migliore è la ripetizione mentale. Questa, abbiamo detto, è meditazione.

7. Migliore della meditazione intermittente è la meditazione stabile e continua, simile al flusso dell'olio versato o allo scorrere dell'acqua da una fonte.

8. Meditare su Dio come qualcosa di non distinto da colui che medita è meglio che meditare su di Lui come qualcosa di distinto.

9. Trascendere la meditazione attraverso questa meditazione e dimorare nel proprio vero Essere è l'essenza della suprema devozione.

10. L'assorbimento della mente in ciò da cui essa proviene è adorazione e devozione. Ed è anche Yoga e conoscenza.

11. Trattenendo il respiro la mente si arresta, come un uccello preso in una rete. In questo modo si controlla la mente.

12. Poiché hanno un'unica origine, la mente e il respiro, da cui germogliano il pensiero e l'azione, sono due rami di uno stesso albero.

13. L'assorbimento della mente è di due tipi: temporaneo e definitivo. Ciò che è assorbito temporaneamente torna a manifestarsi; ciò che è assorbito definitivamente non torna a manifestarsi.

14. L'assorbimento temporaneo della mente ottenuto con il controllo del respiro diviene definitivo se l'attenzione è concentrata esclusivamente sul Sé.

15. Poiché in tal modo la sua mente si è estinta, il grande yogi che dimora nella suprema Verità non ha più azioni da compiere. Egli ha raggiunto il proprio stato naturale.

16. Quando abbandona la percezione degli oggetti esterni, la mente percepisce la propria forma splendente. Questa è la vera conoscenza.

17. Se si osserva senza interruzione la natura della mente, si vede che invero la mente non esiste. Questo per tutti è la via diretta.

18. La mente non è che un insieme di pensieri, il primo dei quali, la radice di tutti i pensieri, è il pensiero "io". Dunque la mente è solo il pensiero "io".

19. Quando si cerca all'interno la fonte da cui proviene questo "io", esso scompare. Questa è la ricerca del Sé.

20. Dove l'"io" scompare, là risplende l'Uno, indiviso e infinito. Questo è il vero Sé.

21. Poiché non cessiamo di esistere neanche nel sonno profondo, in cui non c'è il pensiero dell'"io", questo Uno in cui l'"io" scompare è invero ciò che si intende con il termine "io".

22. Poiché sono in se stessi inanimati e irreali, il corpo, i sensi, l'energia vitale e la mente non sono il vero "io".

23. Poiché la Coscienza non è diversa dall'Essere, la conoscenza dell'Essere è la Coscienza stessa. Dunque invero noi siamo Coscienza.

24. Nell'Essere, la loro vera natura, le creature e il Creatore sono una sola cosa. La diversità è negli attributi e nella consapevolezza.

25. Poiché Dio risplende eternamente come la vera realtà di ogni essere, percepire il proprio Sé senza attributi è percepire Dio.

26. Poiché nel Sé non vi è dualità, conoscere il Sé vuol dire essere il Sé. Questo è il vero assorbimento in Dio.

27. La Coscienza in cui non c'è né conoscere né non-conoscere è vera conoscenza. In essa non vi è alcun oggetto da conoscere.

28. In questa percezione della nostra vera natura risplende ininterrottamente l'Essere-Coscienza-Beatitudine senza inizio e senza fine.

29. Dimorare in questo stato di suprema beatitudine, al di là anche di schiavitù e libertà, è la più alta forma di servizio a Dio.

30. La conoscenza di ciò che permane dopo l'annientamento dell'"io" è la migliore ascesi. Così dice Ramana, il Sé supremo.



Upadesha Saram - Bhagavan Ramana Maharshi


Sri Ramana Maharshi
Come posso sapere se ho completato la ricerca spirituale?



Nell'insegnamento di Sri Ramana Maharshi la liberazione è chiamata Sahaja Samadhi [sahaja vuol dire naturale, innato ndt], tuttavia chi ha sperimentato Kevala Samadhi [kavala vuol dire semplice, puro, assoluto, non composto, non mescolato ndt] è spesso tratto in inganno nel credere di essere ormai liberato.
Sri Ramana descrive chiaramente la differenza tra kevala samadhi e sahaja samadhi nella risposta n. 187 in "Colloqui con Sri Ramana Maharshi":
Chi chiede dice:

"Come conseguenza di una ininterrotta contemplazione sul Sé, mantengo questo corpo fisico maschile immerso nel samadhi. Per questa ragione il corpo diventa immobile, ma potrebbe anche essere attivo come inattivo; in ogni caso la mente concentrata in tale contemplazione non è influenzata dal corpo né dai sensi divenuti irrequieti. Inoltre un disturbo della mente non sempre provoca dell'attività fisica.
Un''altra persona sostiene che l'agitazione del corpo impedisce di sicuro il nirvikalpa samadhi o contemplazione ininterrotta, qual è la tua opinione? Tu sei la prova vivente della mia affermazione".

Sri Ramana risponde:

"Entrambi avete ragione, tu ti riferisci al sahaja nirvikalpa e l'altro al kevala nirvikalpa. Nel primo la mente sta immersa nella luce del Sé (laddove in genere giace nell'oscurità dell'ignoranza del sonno profondo). [Nel kevala invece] il soggetto ha ancora attività discriminativa; discrimina l'una cosa dall'altra. In questo caso il samadhi, l'emergere dal samadhi e quindi lattività, l'agitazione del corpo, della vista, della forza vitale e della mente, la percezione degli oggetti e delle attività, sono tutti ostacoli per lui.
Nel sahaja invece la mente ha dissolto se stessa nel Sé ed è andata perduta. Le differenza e gli ostacoli sopradescritti non esistono in questo caso. Le attività di un tale essere sono come l'alimentarsi di un ragazzo sonnolento; sono percepibili da un osservatore esterno, ma non dal soggetto.
Un carrettiere che guida il suo veicolo dormendo non è consapevole del movimento del carretto, perché la sua mente è immersa nell'oscurità. Allo stesso modo il sahaja jnani (saggio liberato) rimane inconsapevole delle sue attività corporee perché la sua mente è morta, dissolta nell'estasi della Consapevolezza (Sé).
Le due parole "contemplazione " e "samadhi" sono state usate poco correttamente nella domanda. La contemplazione è un mentale processo forzato, mentre il samadhi è oltre lo sforzo.


Dalle parole di Sri Ramana possiamo vedere che il saggio liberato non è consapevole di oggetti, mondo, corpo, universo, attività, camminare, parlare ecc.
Ma un osservatore esterno, ancora guidato dall'illusione dell'ego, immagina un saggio con un corpo che cammina, parla ecc.
Quelli che hanno sperimentato kevala ritornano all'esperienza della percezione di un mondo, un corpo ecc. in quanto la loro mente-ego che crea tali illusorie percezioni non è morta. Io ho notato che tali persone credono spesso di essere liberate e cominciano a insegnare.
Ciò è inappropriato perché secondo le parole di Sri Ramana soltanto un saggio liberato può offrire un genuino aiuto; gli altri sono ciechi che guidano altri ciechi. È molto raro che una coscienza umana raggiunga il punto in cui desidera veramente la fine dell'ego.
Quasi tutti gli "studenti spirituali" desiderano che l'ego sopravviva, mentre simulano di desiderare il contrario. Questi falsi studenti cercano falsi insegnanti e insieme, studenti e insegnanti, giocano a questa finzione. Né lo studente né l'insegnante fanno veri progressi verso la fine dell'illusione dell'ego. Ciò è vero per quasi tutti gli insegnanti e gli studenti di quasi tutte le vie spirituali, incluso quegli insegnanti che rivendicano un qualche collegamento con Sri Ramana Maharshi o Sri Nisargadatta Maharaj.
Un affascinante resoconto della esperienza reale della differenza che sta tra kevala e sahaja si trova nel libro "No Mind - I Am the Self" ["Non sono la mente. Io sono il Sé - Vita e insegnamenti di Sri Lakshmana Swami e Mathru Sri Sarada" a cura di David Godman, edizioni Il Punto di Incontro]. La cosa interessante è che Lakshmana aveva un registratore acceso, e forse è la prima volta nella storia in cui vengono registrate le parole di una persona (quelle di Sarada) mentre sperimenta prima il kevala samadhi e alla fine il sahaja samadhi (in cui non c'è più una persona).
Quando la mente di Sarada fu immersa nel Sé (kevala) ella pensò di essere liberata e lo disse. Ma Lakshmana sapeva che la sua mente era ancora viva e perciò continuò a guidarla verso la totale estinzione dell'ego-mente. L'ego fece alcuni tentativi dell'ultimo minuto per scappare, quindi alla fine si estinse.
Quello che segue è il verso 40 di "Reality in 40 Verses" di Sri Ramana Maharshi [titolo italiano: "Quaranta Versi sull'Esistenza"]: "Se viene detto che la liberazione è triplice: con forma, senza forma, e con o senza forma, io dico che la liberazione è l'estinzione dell'ego che chiede: "con forma", "senza forma", o "con o senza forma?" (da "The Collected Works of Ramana Maharshi").
La liberazione è l'estinzione dell'ego.
La liberazione è l'estinzione dell'ego che interroga.
La liberazione è l'estinzione dell'ego che si domanda se l'esperienza che ha avuto è la liberazione o no.
La liberazione è l'estinzione dell'ego che immagina che il Sé abbia parti, qualità, aspetti, o forma.
La liberazione è la fine dell'ego che sperimenta.
La liberazione è la fine dell'esperienza.
La liberazione è la fine dello sperimentatore.
Secondo gli insegnamenti di Sri Ramana Maharshi.

Sri Ramana Maharshi dice che molti cadono preda di un falso senso di liberazione e soltanto pochi riescono a raggiungere sicuri la meta, come illustra il seguente dialogo.

Domanda:
"Quando sono impegnato nell'interrogarmi riguardo alla sorgente da cui scaturisce l'"Io", arrivo a uno stadio di quiete mentale oltre al quale sono incapace di procedere ancora. Non ho pensieri di nessun genere, c'è un vuoto e un'assenza di impressioni. Una luce mentale pervade e io mi sento senza corpo. Non ho comprensioni né visioni di corpi e forme. L'esperienza dura circa mezz'ora ed è bella.
È giusto concludere che tutto questo è necessario per ottenere l'eterna felicità che è libertà, eterna salvezza o in qualsiasi altro modo uno voglia chiamarla? È corretto concludere che questa pratica è da continuare finché questa esperienza possa essere mantenuta per ora, giorni e mesi continuativamente?".

Sri Ramana:
"Questa esperienza non è la salvezza. Tale condizione si chiama manolaya o quiete temporanea del pensiero. Manolaya significa concentrazione, temporaneo arresto dei movimenti del pensiero. Non appena cessa questa concentrazione i pensieri, vecchi e nuovi, irrompono nella mente come di solito, e anche se questo acquietamento della mente durasse un migliaio d'anni, non condurrà mai alla totale distruzione del pensiero, la qual cosa è chiamata liberazione da nascita e morte. Il praticante deve perciò stare quanto mai sull'allerta e chiedere dentro di sé "Chi sta avendo questa esperienza, chi sta sperimentando questa piacevolezza?". Senza questo interrogarsi egli entrerà in una lunga trance, o sonno profondo (yoga nidra).
A causa della mancanza di una guida appropriata in questo stadio della pratica spirituale, molti si sono illusi e sono caduti preda di un falso senso di liberazione. Solo pochi sono riusciti a raggiungere la vera meta finale".
Mi chiedo quante di queste persone cadute preda di un falso senso di liberazione iniziano a insegnare, creando così vie spirituali che sono niente di più che distorsioni e distrazioni come Lao Tzu asserisce in Hua Hu Ching:
Non tutte le vie spirituali conducono all'Armoniosa Unicità.
Invece le più sono distorsioni e distrazioni, niente di più.
O un labirinto di confusione come afferma Sri Ramana Maharshi:
Si dice che l'intricato labirinto delle filosofie delle differenti scuole chiarifichi le cose e riveli la Verità. Ma di fatto crea confusione dove non dovrebbe esserci alcuna confusione. Perché si dovrebbe creare confusione per poi giustificarla? Ah, fortunato l'uomo che non si coinvolge in questo labirinto!" - da "Talks with Sri Ramana Maharshi".

Riguardo agli insegnanti delle sacre scritture Sri Ramana Maharshi scrive:
"Solo da chi ha salvato se stesso possono altre persone essere liberate.
L'aiuto di altri è come quello di un cieco che conduce altri ciechi".

Qual è la fine della ricerca spirituale e chi ha salvato se stesso secondo Sri Ramana Maharshi?
La fine della ricerca spirituale secondo Sri Ramana Maharshi è la fine dell'illusione dell'ego.
Secondo Sri Ramana Maharshi soltanto la morte dell'ego, senza più ritorno, può essere chiamata Liberazione.

Cosa significa la fine dell'illusione dell'ego e com'è questa esperienza Secondo Sri Ramana Maharshi?
La percezione di un saggio liberato che cammina, mangia, parla ecc. è creata dalla stato di chi la percepisce ed è ancora sotto l'illusione dell'ego, oppure questo saggio liberato ha egli stesso la percezione di camminare, mangiare, parlare ecc.?
Secondo Sri Ramana Maharshi e Sri Nisargadatta Maharaj la percezione di un saggio liberato che cammina, mangia, parla ecc. è dovuta allo stato di coscienza di chi la percepisce.
Una volta qualcuno commentò a Sri Nisargadatta il fatto che fumasse. Sri Nisargadatta disse "Se segui la traccia del tuo pensiero vedrai che è la tua idea 'Io sono il corpo' che causa la tua idea 'Io ti vedo fumare'".
Sri Ramana Maharshi ha ribadito migliaia di volte l'importanza di liberarsi dall'idea "Io sono il corpo", ma l'umana tendenza a identificarsi col corpo è così forte che non importa quante volte il saggio sottolineò l'importanza di liberarsi dall'idea "Io sono il corpo", la coscienza umana ancora si identifica col corpo e in più immagina che il saggio abbia un corpo.
Sri Ramana Maharshi ha detto che il Sé non è consapevole del corpo.
Sri Ramana Maharshi ha detto che quando l'ego-io nasce, nasce anche il mondo e Dio. Quando l'ego-io scompare, scompare anche il mondo e Dio.
Nel libro "Chi sono io?", che è il libro più spesso raccomandato da Sri Ramana, l'intervistatore chiede:
Quando sarà raggiunta la realizzazione del Sé?

Sri Ramana risponde:
Quando il mondo, che è ciò che si vede, verrà rimosso, allora ci sarà la realizzazione del Sé che è il veggente.

L'intervistatore allora chiede:
Non ci sarà la realizzazione del Sé fintanto che il mondo è qui?

Sri Ramana risponde:
Non ci sarà.

Secondo Sri Ramana tutti i mondi, tutti gli universi, tutti gli esseri ecc. sono un'illusione prodotta dall'illusione dell'ego.
Il Sé, secondo Sri Ramana, è semplicemente Infinita Consapevolezza Vuota in cui non c'è nessun mondo, universo, esseri ecc. e anche nessuna percezione di mondi, universi, esseri, corpi, ecc.
Tuttavia questo è troppo terrificante per quasi tutte le coscienze umane. Oltretutto l'ego si risente al pensiero che la percezione del mondo che egli ha creato venga eliminata.
Perciò quasi nessuna coscienza umana ha acconsentito di ricevere l'insegnamento di Sri Ramana Maharshi.
Sri Ramana Maharshi ha offerto molti altri insegnamenti e vie per accogliere le persone che non possono accettare l'idea di nessun mondo, nessun essere ecc. esista, e questi insegnamenti tengono conto del mondo, degli esseri ecc.
La domanda che può sorgere è: cosa stiamo percependo quando vediamo un corpo chiamato Sri Ramana Maharshi che parla, cammina, mangia ecc.?
Sri Ramana Maharshi ha detto che il saggio e gli insegnamenti del saggio sono un cibo di sogno per soddisfare una fame di sogno.
Sri Ramana dice che quando uno sogna di essere affamato, soltanto un cibo di sogno può soddisfare quella fame di sogno.
Sri Ramana Maharshi usa l'esempio di "usare la garza per prendere la garza".
Sri Ramana disse che il guru è come un leone che ti appare in sogno per svegliati.

Dopo aver ascoltato Sri Nisargadatta Maharaj un uomo gli chiese: "Anche il saggio è un sogno?" e Sri Nisargadatta rispose: "Sì, ma il saggio è il sogno che può svegliarti".

Quello che quasi tutti fanno è ignorare questi insegnamenti di Sri Ramana, e selezionare altri insegnamenti di Sri Ramana che sentono più comodi per loro e che piacciono di più all'ego.
Secondo gli insegnamenti di Sri Ramana il Sé non ha mai avuto percezione di un ego, un mondo, un universo, un saggio e non avrà mai tali percezioni.
Da dove sorgono tali percezioni? Secondo gli insegnamenti di Sri Ramana esse non sorgono, né sono mai esistite.
Come posso sapere se l'ego è veramente morto o no?
Il grande test è: se c'è ancora la percezione di un mondo, un corpo, un universo, allora l'illusione dell'ego non è finita.
Nel Sé, secondo gli insegnamenti di Sri Ramana, non ci sono neanche pensieri.
Sri Ramana Maharshi ha riconosciuto che il termine Autorealizzazione è un termine povero, usato per mancanza di termini più appropriati.
Ciò di cui possiamo parlare è della fine dell'illusione del percepire.
Ma parlare di Autorealizzazione è un po' stupido.
Il Sé, secondo gli insegnamenti di Sri Ramana, resta lo stesso, sempre immutato.
Non c'è una cosa come la Realizzazione del Sé.
C'è solo il Sé, che rimane immutato.
Ma c'è la fine dell'illusione del percepire.
Che è anche la fine della percezione di un mondo, di un corpo ecc.
Cosa rimane è la Realtà:
Consapevolezza Vuota Senza Forma e Senza Limiti.
Essa non ha nome.
Nell'illusione è chiamata con molti nomi, uno di essi è: il Sé.
Riguardo a saggi come Sri Ramana Maharshi:
Nel Sé non c'è nessun nome chiamato "Sri Ramana".
Nel Sé non c'è nessun corpo chiamato "Sri Ramana".
Nel Sé nessun parola è stata detta né mai sarà pronunciata.
Nel Sé nessun corpo è mai stato percepito né mai sarà percepito.
Nel Sé nessun essere è mai stato percepito né mai lo sarà.
Nel Sé nessun universo è mai stato percepito né mai lo sarà.
L'apparenza di un mondo, di un corpo, di un universo, di una parola, di un pensiero, di un saggio, è una illusione inesistente che non è mai avvenuta, né mai avverrà.
Tutto questo è troppo difficile da capire per la maggior parte delle persone, o troppo terrificante, o troppo allucinante, troppo differenti dalle normali percezioni di una coscienza umana; perciò le persone semplicemente ignorano questi insegnamenti.
Sri Ramana Maharshi era solito descrivere il Sé come sonno con Consapevolezza.
Sri Ramana Maharshi spesso parla dello stato di sonno profondo senza sogni e dice che il Sé è come il sonno profondo senza sogni con consapevolezza.
Nel sonno profondo senza sogni non c'è nessuna percezione di un mondo, un universo, un corpo e di esseri.
Le persone dicono che non possono concepire uno stato senza il mondo, senza l'universo, i corpi, gli esseri ecc.; eppure sperimentano questo stato tutte le notti quando entrano nel sonno profondo senza sogni.
Sri Ramana dice che il Sé è come un sonno profondo senza sogni con consapevolezza.
L'ego non è consapevole della consapevolezza nel sonno profondo senza sogni.
Prendete questo stesso stato di sonno profondo senza sogni e aggiungetevi la consapevolezza; non la consapevolezza di qualcosa, ma la consapevolezza vuota senza forma. Questo può darvi un indizio di com'è il Sé.
Proprio come non vi sono mondi, esseri, universi e corpi nel sonno profondo senza sogni, così non vi sono mondi, esseri, universi e corpi nel Sé.
Il Sé è Infinito-Eterno-Essere-Consapevolezza-Amore-Pace senza sofferenza, pene, universi, mondi, corpi, dimensioni, tempo, spazio ed esseri.
Nel caso di Sri Ramana l'ego si estinse nell'esperienza di Maturai [città tempio del sud dell'India, nello stato di Tamil Nadu ndt], e da quel momento in poi, dice Sri Ramana, non c'è stato nessun cambiamento nella sua esperienza. Questo è coerente con la descrizione di Sri Ramana del Sahaja Samadhi.
Il caso di Sri Nisargadatta è invece abbastanza diverso. Sri Nisargadatta ha continuato a descrivere fino alla fine della propria vita i cambiamenti che avvenivano. Disse, per esempio, che in precedenza credeva di essere libero dall'identificazione "Io sono il corpo", ma che ora poteva vedere che qualcosa era rimasto ecc. Inoltre Sri Nisargadatta ha la visione che dopo l'Autorealizzazione c'è un infinito viaggio verso la scoperta di se stessi. Entrambe le due cose sono coerenti con l'esperienza di coloro che entrano ed escono da kevala samadhi.
Comunque quelle descrizioni sono completamente non coerenti col Sahaja Samadhi.
Nel Sahaja Samadhi non c'è più un'entità che può essere soggetta a cambiamenti di livello rispetto all'identificazione "Io sono il corpo" e non c'è più un'entità che può continuare ad apprendere su se stessa, né esistono parti nel Sé così che una parte potrebbe rivelarsi a un'altra.
Perciò lo stato in cui entrò Sri Ramana Maharshi è chiamato Sahaja Samadhi. Lo stato in cui Sri Nisargadatta andava continuante dentro e fuori è chiamato kevala samadhi.
Sri Muruganar raggiunse la fine della ricerca spirituale alla presenza di Sri Ramana Maharshi. Sri Muruganar ha scritto la più bella, dettagliata e toccante descrizione dell'esperienza della morte dell'ego che io abbia mai letto.
Perciò questo saggio su "Cos'è la Liberazione secondo gli insegnamenti di Sri Ramana Maharshi" o "Come posso sapere se ho completato con successo la ricerca spirituale secondo gli insegnamenti di Sri Ramana Maharshi e di Sri Nisargadatta Maharaj" non sarebbe completo senza che fornissi il seguente link ove potere leggere la descrizione di Sri Muruganar della fine dell'ego:
http://www.albigen.com/uarelove/muruganar_realization.aspx

Abbiate cura di voi stessi.
Con Amore

Ulteriori informazioni su questo argomento, incluso fonti e referenze, si possono ai seguenti link:
http://www.albigen.com/uarelove/
http://www.albigen.com/uarelove/most_rapid/contents.aspx



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Questi sono gli ultimi versi composti da Sri Ramana Maharshi.
Furono scritti su richiesta di una devota, Suri Nagamma, autore del libro “Lettere dal Ramanasram”. Bhagavan li scrisse in Telegu, usando però una forma metrica Tamil, chiamata venba, e quindi li tradusse in Tamil. Poiché già esisteva una composizione di Shankara chiamata Atma Paanchakam, Bhagavan decise di chiamare la sua composizione Ekatma Panchakam.


1. When, forgetting the Self, one thinks that the body is oneself and goes through innumerable births and in the end remembers and becomes the Self, know this is only like awaking from a dream wherein one has wandered over all the world.

1. «Quando, dimenticando il Sé, si pensa di essere il corpo… Quando si è errato fra innumerevoli nascite... Quando, alla fine, ricordando si diviene il Sé… Sappi che è solo come svegliarsi da un sogno, in cui si è vagato in tutto il mondo.»

L’avidya, l’ignoranza metafisica dell’essente sulla sua stessa natura di puro essere, rende l’individuazione (o alterità o percezione) meta preminente all’attenzione dell’essente.
La percezione definisce l’alterità e quindi l’individuo, il quale opera nel tempo quivi definito, in luogo dell’essente.
Così il fenomenico diviene la sfera vitale, dove l’ente, identificato col corpo, con la percezione dei sensi, persa la consapevolezza di essere, si ritiene esistente grazie alla percezione dell’individuazione; è questa a credere, a credersi esistente: individuo. Credenza in luogo di consapevolezza, individuo in luogo di essenza. È questa individuazione- credenza a rimanere quale seme causale e a manifestarsi nel ripristino della percezione, dopo l’esaurimento degli involucri precedenti.
L’essente in sé non è soggetto al tempo, perché la sua Realtà è al di là di ogni tempo. È a questa Realtà che l’essente reintegra sé medesimo; tutte le individuazioni man mano interpretate, con i relativi involucri indossati, assumono la consistenza di un sogno già finito. L’alterità e la conseguente individuazione marcano il tempo definendolo. Alla loro risoluzione nella conoscenza, anche il tempo perde consistenza, sottraendo l’oggettività al fenomenico: le vite sono state un errare nel sogno.


2. One ever is the Self. To ask oneself ‘Who and whereabouts am I?’ is like the drunken man’s enquiring ‘Who am I?’ and ‘Where am I?’

2. «Si è sempre il Sé. Chiedersi “Chi e dove sono ?” È come l’ubriaco che si chiede “Chi sono?” e “Dove sono?”»

L’essente, il Sé e l’Essere sono un’unica e identica Realtà. Non c’è un solo momento, un solo istante in cui non si sia ciò che si è: l’essente. Esso è il medesimo Sé o atman di cui parla la tradizione, identico a Quello: il Reale. Chiedersi “Chi sono io?” è l’azione di chi, ubriaco del fenomenico, completamente accecato dall’ignoranza metafisica o avidya, crede che basti una domanda o una azione fenomenica a disciogliere l’individuazione che crede di essere. L’indagine sull’io necessita del distacco per prendere le dovute distanze dall’io stesso, per poterlo vedere e identificare in tutti i suoi aspetti, e della discriminazione per distinguere fra i vari livelli di oggettività nella percezione. La pura Realtà, l’Essere, il Sé, tutto questo è lo stato naturale dell’essente. Nessuna distanza spazio-temporale separa l’essente da ciò che è, solo l’ignoranza metafisica, che insieme è e non è.


3. The body is within the Self. And yet one thinks one is inside the inert body, like some spectator who supposes that the screen on which the picture is thrown is within the picture.

3. «Il corpo è nel Sé. Nonostante questo, si pensa invece di essere dentro il corpo inerte, come quegli spettatori credono che lo schermo sia entro il film che ivi si proietta.»

Ritenere la coscienza di altro più reale della consapevolezza in sé è l’ignoranza metafisica. La sovrapposizione della percezione sull’essenza che ne è sostrato è l’ignoranza metafisica della propria autoesistenza, indipendentemente da ogni sensorialità. In questa ignoranza vengono accumulati tutti quei dati sensoriali che invece di essere immediatamente risolti sono oggetto di adesione-apprensione. In questa ignoranza si formano le erudizioni: accumuli, contenuti, affettività in luogo di riconoscimento del libero fluire del continuo divenire.


4. Does an ornament of gold exist apart from the gold? Can the body exist apart from the Self? The ignorant one thinks ‘I am the body’; The enlightened knows ‘I am the Self’.

4. «Potrebbe mai esistere un gioiello d’oro senza l’oro? Può esistere il corpo separato dal Sé? L’ignorante pensa “Io sono il corpo”. L’illuminato conosce “Io sono il Sé”.»

È l’ignoranza a far credere all’acqua del mare di essere un’onda, a far credere alla neve di essere un pupazzo, a far credere all’essente di essere un corpo fisico, un corpo emotivo, un corpo mentale. Il corpo mentale aderisce ad ogni percezione che lo impressiona, il corpo emotivo aderisce ad ogni vibrazione che lo attraversa, il corpo fisico aderisce al tempo-spazio in cui si manifesta. Come “attratto” nel mondo dei nomi e delle forme, è di questi che l’essente si riveste, dimentico di essere il puro sempiterno Sé, non nato, non morto, non creato. Nell’ignoranza metafisica crede di iniziare, di spostarsi e di terminare. Nella conoscenza metafisica, l’illuminato sa di essere ciò che è e non diviene.


5. The Self alone, the Sole Reality, exists for ever. If of yore the First of Teachers revealed it through unbroken silence say who can reveal it in spoken words?

5. «Solo il Sé, unica Realtà esiste per sempre. Se dai tempi dei tempi il Primo dei Maestri, lo [ha] rivelato attraverso il silenzio ininterrotto, dimmi chi può rivelarlo con la semplice parola?»

È l’accesso a questa Realtà suprema, né immobile né non immobile, ad essere evocata nelle parole di ogni tradizione trascendente il fenomenico. La Realtà non può essere descritta né dalle parole, né dalle non parole, ma non esiste dito più grande del silenzio per indicarla. Un silenzio che risuoni possente in quelle menti svuotate da ogni contenuto e placate da una sadhana adeguata. Sri Ramana pur indirizzando ad indagare su colui che si interroga, pur supportando diversi percorsi, ha istruito attraverso il silenzio; un silenzio coltivato con attenzione da chi arrivava e arriva da tutto il mondo pur di meditare in sua presenza. In silenzio.


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