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Tecnica di Illuminazione a Diade

Come si medita

Dal libro " Intensivo di Illuminazione" di Hari. Ed. Cerchio della Luna

Ciò che ha permesso in modo particolare all'Intensivo di Illuminazione di raggiungere questa esperienza in così breve tempo, è stata poprio la combinazione fra meditazione e comunicazione. Vorrei partire dal processo che ha portato a questa tecnica: nella tradizione Zen, i monaci usano sedersi davanti al muro e meditare, per così dire, in solitario. Poi arrivò un Roshi che decise di girare i monaci e disporli verso l'interno della stanza di meditazione, ossia verso gli altri monaci. Questo probabilmente, per una serie di motivi, alzò il livello di coscienza e di attenzione. Yogeshwar aveva fatto un gande studio sulla comunicazione e comprese un semplice ma straordinario principio:


"ciò che viene comunicato e compreso da un altro individuo, abbandona lo spazio della nostra mente"


Fu così che decise di disporre i partecipanti uno difronte all'altro per farli meditare con la possibilità di svuotare la loro mente dai contenuti illusori grazie a l'uso della comunicazione.

COME SI PRATICA LA MEDITAZIONE IN DIADE

Due persone si siedono una di fronte all'altra a una distanza che permetta loro un contatto reale ma non fisico. Un gong che suona ogni cinque minuti circa, scandisce il tempo fra chi ascolta e chi medita. Abbiamo quindi un partner attivo - chi medita - e un partner "passivo"- chi ascolta.
A ogni gong i partecipanti invertono i loro ruoli, chi ascoltava mediterà e chi meditava ascolterà.

Ruolo del partner attivo

Il partner attivo è colui che medita. Egli riceve un'istruzione dal partner "passivo" o partner di ascolto, esattamente: "Dimmi chi sei tu" o "Dimmi cosa sei tu", in base al koan sul quale sta lavorando. Ricevuto il comando, egli cerca una risposta a chi o cosa egli è. Questa fase è caratterizzata dall'introspezione accompagnata da un atto di volontà: la scelta cosciente di voler scoprire chi si è senza alcun processo che si interponga.
A questo punto il meditante comunicherà al suo compagno di diade ciò che ha trovato nella sua ricerca.
Una volta comunicato, procederà ancora con la sua meditazione e di nuovo con la comunicazione.
Possiamo quindi rivedere i tre punti essenziali: intento, apertura e comunicazione. Allo scadere dei cinque minuti, sarà lui a dare l'istruzione al partner in diade.

Partner passivo o partner d'ascolto

Il partner d'ascolto dà l'istruzione al partner attivo: "Dimmi chi sei tu" o "Dimmi cosa sei tu". Il suo compito è poi quello di ascoltare e dedicare totale attenzione alla persona che medita, senza interferire con originazioni personali. Egli non parla ma si pone in atteggiamento di completa apertura e tenta di comprendere e accettare tutto ciò che l'altro mostrerà di se. Questo aspetto è importante; nella vita siamo abituati a ricevere consigli o il parere personale degli altri, ma nella meditazione questo non avviene. Si scopre che il processo di autoindagine non ha bisogno di eccessive indicazioni esterne. La tecnica è autocorrettiva e rende autosufficienti. L'ascolto è di fatto un muto e profondo sostegno dell'altro.
Nel ruolo di ascoltatore, non ci si occupa della propria meditazione ma di un altro individuo, sostenendolo consapevolmente nella sua ricerca. Il meditante viene investito di un vero interesse, il quale produce una serie di effetti positivi, utili alla meditazione stessa. Ascoltare e dedicare attenzione sono essenzialmente atti d'amore. È il riconoscimento della divinità e libertà di scelta degli altri .

Quando cominciai a praticare le diadi, trovai subito meraviglioso avere il tempo per esprimermi e sentirmi realmente ascoltato. Basta pensare quanto è importante per ognuno di noi la vicinanza di un vero amico o il solo sapere che nella vita ci sia qualcuno che ci comprende veramente.

Ancora una volta, allo scadere dei cinque minuti, suonerà il gong e i due partner si ringrazieranno e si scambieranno nuovamente i ruoli: il partner passivo diventerà attivo e viceversa.

LA FORZA DEL CONTATTO

C'è un interessante principio che entra in funzione nella diade: il partner attivo pratica la meditazione e questo lo porta inevitabilmente a confrontarsi con la propria parte oscura, la mente e l'ego, ma siccome la relazione che si instaura col compagno, è basata sull'interazione tra due esseri coscienti, questo produce una forza che deriva dalla coesione stessa tra individui.
La mente del partecipante è affrontata così da due parti consapevoli. Due individui - il partner passivo e il partner attivo - per superare una mente.

Dal libro " Intensivo di Illuminazione" di Hari. Ed. Cerchio della Luna



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